Che bella cosa pregare l'uno per l'altro,
darsi appuntamento presso il buon Dio,
dove non esiste più
nè distanza nè separazione.
Beata Elisabetta della Trinità
E' passato un mese, ma ho voluto lasciare un pò di tempo per fare spazio ai ricordi che riguardano il mio ultimo viaggio a Verona, che è stato legato al passaggio delle reliquie di S. Teresa del Bambin Gesù e alla mia scelta di aderire a una richiesta di aiuto di un mio caro amico che mi ha chiesto di aiutarlo nel negozio del Santuario. E' stata una settimana bellissima in cui ho avuto modo di toccare con mano l'amore che la gente di Verona e le persone convenute per il Convegno Ecclesiale hanno mostrato per la Santa, affollando la Chiesa in maniera ininterrotta durante tutte le ore del giorno e della notte. Ci sono dei momenti particolarmente forti, come il bellissimo concerto che Sylvie Buisset ha tenuto, cantando le poesie scritte da S. Teresina e coinvolgendo tutto il pubblico che affollava la chiesa. Altrettanto bello è stato il concerto offerto dalle 4 corali del MEC (Movimento Ecclesiale Carmelitano) che, senza aver avuto il tempo per provare, hanno saputo cantare in maniera mirabile. Io mi sono trovato a svolgere un servizio che mi è piaciuto e che mi ha arricchito personalmente.






Elisabetta della Trinità
Nel 1903, Elisabetta Catez, giovane suora carmelitana di Dijon, in una delle sue lettere alla signora Ambry scrive: “Si ricordi che è in lui ed egli si fa sua dimora quaggiù; poiché lo porta nel più intimo di se stessa, può sempre incontrarsi con lui in questo santuario interiore, ad ogni ora del giorno e della notte, in ogni gioia, in ogni prova. E’ il segreto della felicità, il grande segreto dei Santi. Essi lo sapevano bene di essere il tempio di Dio e che unendosi a lui si diviene un medesimo spirito con lui” (Lettera 149).
Con queste parole,
Santità e felicità appaiono, in tal senso, come due percorsi paralleli finalizzati entrambi al conseguimento dell’unico vero bene e dell’unico vero amore. In questa nostra riflessione cercheremo di motivare il senso di tali affermazioni, ripercorrendo l’itinerario spirituale della beata Elisabetta della Trinità.
Per Elisabetta il segreto della felicità (così come lei stessa ama definirlo più volte nei suoi scritti) è custodito nel rapporto tra la creatura e il suo Creatore. Tale rapporto ha inizio nel momento in cui l’anima instaura con Dio un dialogo talmente profondo e personale da permettere a Dio di abitare stabilmente nel suo cuore. E’ il segreto dell’anima, il mistero che infiamma il cuore di chi cerca Dio e desidera gustare
Elisabetta della Trinità, dunque, vive “sopraffatta dalla felicità”, costantemente protesa verso Dio, in un rapporto che lei stessa ama definire “cuore a cuore”. Il suo stare alla presenza di Dio esprime, inoltre, il principale atteggiamento contemplativo della spiritualità carmelitana (“Vive il Signore, alla cui presenza sto” 2Re, 3,14). “E’ il segreto della vita del Carmelo. La vita del Carmelo è una comunione con Dio dal mattino alla sera e dalla sera al mattino. Se non fosse lui a riempire le nostre celle e i nostri chiostri, come tutto sarebbe vuoto! ” (Lettera 179).
Infondo - ricorda il grande filosofo francese Jacque Maritain - “Non vi è che una tristezza, quella di non essere santi”.